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Perché virus e batteri NON sono la stessa cosa?

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Ok, vi capisco, specialmente per chi è del mestiere o ha anche solo un minimo di cultura scientifica, questa può sembrare una domanda davvero stupida. Ma fidatevi, non lo è. Per quanto si sia tentato di spiegare che i virus e i batteri non sono identici, che le differenze sono incredibili, ci sarà sempre qualcuno che, convinto di avere la verità in tasca, alzerà gli occhi al cielo e vi liquiderà con fare sbrigativo pronunciando le temibili parole: “ Va beh, che poi son la stessa cosa, no? ” NO! La prima importante e fondamentale differenza che c’è fra queste due categorie è che i batteri sono esseri viventi , monocellulari (quindi formati da una singola cellula), in grado di replicarsi autonomamente, mentre i virus no. [di CDC da Unsplash ] Questi ultimi, infatti, per potersi riprodurre hanno bisogno di essere all'interno di un ospite: in caso contrario possono rimanere in una specie di “stallo” per un lasso di tempo che può variare da pochi secondi a...

Lo “stupefacente” anniversario della morte di Albert Niemann

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Targa commemorativa [di Kassandro, da Wikipedia ] Kassandro [CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)] 19 gennaio 1861, il chimico e farmacista tedesco Albert Friedrich Emil Niemann esala il suo ultimo respiro. “ Ok, ma a noi che ci frega? Non è per cattiveria, ma: chi era ?” chiederete voi. Se il suo nome non vi dice nulla, probabilmente quello della molecola da lui scoperta è in grado di raccontarvi tante storie: stiamo parlando della cocaina . Alcaloide ottenuto dalle foglie della coca ( Erythroxylum coca ), pianta nativa del Sud America, è una sostanza stupefacente che agisce sia come potente stimolante del sistema nervoso centrale, che da vasocostrittore e anestetico. Qualche accenno storico… Per secoli le popolazioni originarie dell’America del Sud fecero uso delle foglie della pianta di coca contro la fame e nel corso di liturgie religiose come anestetico locale. Già, perché trapanare il cranio poteva risultare difficoltoso se la pe...

Disbiosi intestinale: quando il sistema digerente inizia a frequentare “cattive compagnie”

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Come molti di voi già sapranno, noi non siamo mai soli. No, non sto parlando dei nostri genitori, compagni o grandi amici: non siamo mai soli perché dentro di noi vivono e proliferano una quantità incredibile di batteri, miceti e virus. Questa vera e propria “flora” pianta le tende subito dopo la nostra nascita in diversi distretti corporei, colonizzando in particolar modo il sistema digerente: fra il nostro organismo e questi microscopici esseri viventi si instaura una vera e propria relazione di simbiosi, ovvero un rapporto di convivenza “benefica” da cui entrambi traggono guadagno. [di OpenClipart-Vectors, da Pixabay ] Mentre loro possono esistere e proliferare, assicurandosi un ambiente amichevole e nutrienti a piacimento, noi traiamo un’infinità di benefici, fra i quali: protezione contro i batteri patogeni, ovvero quelli per noi nocivi; aiuto nei processi digestivi; prevenzione di disturbi gastrointestinali come diarrea o costipazione; produzione di alcune ...

Sport e scienza: quanto l’uno salva l’altra?

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Ciao Jonathan! Che sport pratichi? Come e quando ti sei avvicinato a questo mondo? Ho iniziato a fare sport in modo discontinuo da quando avevo 13 anni. Ho praticato karate a livello amatoriale per 3 anni e, dopo il trasferimento in un’altra città, ho praticato judo a livello amatoriale per 4-5 anni fino a quando non ho iniziato l’università a Padova. Sin da quando ti sei iscritto in università hai pensato alla possibilità di iniziare un Dottorato? Oppure è un’idea che si è “plasmata” negli anni? Di cosa ti occupi? Francamente è da quando ero bambino che ho sempre voluto “fare lo scienziato”.  A 14 anni circa ho deciso che la mia strada sarebbe stata la chimica. Questo fa un po’ ridere: ho intrapreso lo studio di questa materia perché volevo costruire armi.  A 18 anni ero arrabbiato con tutti, specialmente con me stesso perché mi sentivo solo, incompreso e debole.  Lo studio di sostanze chimiche in grado di avvelenare o esplodere mi dava l’illusione...

Quando sei un PhD student e ti chiedono: “e quindi, cosa fai nella vita?”

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Questa è la prima di una serie di interviste che spero di riuscire a realizzare.  Per diversi motivi, ma principalmente perché mi daranno la possibilità, se utilizzerò le domande come giusti strumenti, di mostrarvi il lato “umano” della scienza, una parte che molto spesso viene a essere dimenticata. Provate a googlare “ how people see scientists ” e divertitevi a leggere i risultati. Le persone che popolano il mondo della scienza sono… Persone. E io ho deciso che non voglio spiegarvelo a parole, ma con i fatti, parlando con di loro, mostrandovi i diversi aspetti della loro vita. Oggi conosceremo meglio Kelly Bugatti, una delle nostre autrici più prolifiche e curiose. Bando alle ciance, partiamo con le domande! La nostra eroina alle prese con un ChemTwister  post laurea [per gentile concessione di Kelly] Ciao Kelly, di sicuro linkerò qui la tua bio, ma ti va di raccontarci brevissimamente di cosa ti occupi nel vasto mondo della scienza? Ciao! C...

L’ippogrifo: quando gli antichi mischiavano animali peggio degli alcolici

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Rappresentazione dell'ippogrifo [immagine di LadyofHats - Opera propria, CC0, da Wikipedia ] Sì, lo so, lo so: tutti voi conoscono la figura dell’ippogrifo per via di Fierobecco, il simpatico volatile apparso nel terzo episodio della celeberrima saga di Harry Potter. Prima però di farvi dire da Silvia cosa racconta la Rowling di questo pseudopennuto nel suo universo popolato da gente che va in giro senza naso e bamboccioni che lo faranno sapere a loro padre, lasciatevi raccontare come nasce e si evolve questa figura mitologica. Le prime tracce certe di racconti in cui compare l’ippogrifo risalgono al periodo dell’Antica Roma: Luciano di Samosata, autore di origini siriane trapiantato fra i sofisti ateniesi del II secolo dC, descrive questi animali come bestie dal corpo di cavallo, mentre testa, ali e probabilmente zampe anteriori di aquila. Qualcuno di voi potrebbe chiedersi perché mai inventarsi un animale simile : dopo 5 anni di liceo classico, posso dirvi che ...

L'insospettabile destino di essere portatore sano

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Tempo di lettura: 3 minuti Se vi ricordate, nel precedente articolo, ho introdotto molto velocemente le differenti modalità con cui un agente infettivo – virus o batterio che sia – può entrare in contatto con gli esseri umani. In linea di massima quello che succede è che - dopo aver contratto il “microbo” in questione - ci si ammala, si rischia di “passarlo” ad altre persone e poi si guarisce. (a volte non si riesce a guarire e si muore, ma mi piace tentare di vedere un futuro roseo per tutti, ipotetici malati infetti compresi…) Ciò che accade in certi casi, invece, è di trovarsi davanti a persone che risultano completamente sane, ma che ospitano il patogeno e sono ugualmente in grado di trasmetterlo ad altri. No, non mi riferisco a chi sta per mostrare i sintomi della malattia o chi è ancora convalescente, ma a persone che sono da tempo guarite o che non si sono mai “ammalate”: i portatori sani. Mary Mallon in un’illustrazione del 1909 del “The New York American” ...

Prova a (non) prendermi

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Tempo di lettura: 3 minuti “Io vorrei proprio sapere come ho fatto ad ammalarmi.” [Cit. chiunque] Qualche occhio di falco fra voi avrà notato che “chiunque” non inizia con la lettera maiuscola: questo perché “chiunque” non è un poeta uzbeko che esercitò la sua professione di lirico nel XII secolo in un sanatorio, ammesso che in quell'epoca i sanatori esistessero, ma “chiunque” è un pronome indefinito o relativo indefinito che sta per “qualunque persona”. Ringraziamo la Treccani e andiamo avanti. [di Myriams-Fotos,  Pixabay ] Frequentemente ci chiediamo, dopo una malattia più o meno severa, come è stato possibile “prendersela”: a volte ci troviamo davanti ad una diagnosi di allergie o intolleranze, in altri casi riceviamo risposte più dolorose e segnanti - come la comparsa di una sindrome o di un tumore – ma, molto spesso, quello che ci viene riferito è che abbiamo contratto un virus o un batterio  patogeno , ovvero microrganismi capaci di farci ammalare. ...

La poliomielite, un flagello che accompagna gli umani sin dall’antichità

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Tempo di lettura: 2 minuti Per parlarvi della poliomielite potrei partire dalla famosa stele egiziana (XVIII dinastia egizia, 1403 - 1365 a.C.) che raffigura una vittima della malattia. Potrei elencarvi le diverse epidemie che colpirono Stati Uniti ed Europa, o quelle che tuttora affliggono alcuni paesi del Sud Est Asiatico o dell’Africa. Quello che voglio fare, invece, è raccontarvi la mia personale esperienza (indiretta), con la malattia. Avevo quattro o cinque anni e un giorno, in maniera curiosa e forse un poco impertinente, chiesi a mia madre perché lo zio zoppicasse di continuo. Nato negli anni ’50, era il migliore amico di mio padre, uno di famiglia, un uomo con due enormi baffi e la voce roca per il fumo. - Ma è caduto e si è fatto molto male?  - No, da piccolo si è ammalato di polio. Scoprii allora che esisteva questo virus (il Poliovirus) che era in grado di infettare le persone tramite cibo e acqua contaminati o attraverso la saliva e le goccioline ...

“Variolizzazione” o “cosa si faceva prima di Jenner” per non morire di Vaiolo

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Tempo di lettura: 2 minuti Pianeta Terra, 2019: è sufficiente pronunciare la parola “ vaccini ” per innescare lunghi dibattiti in ogni angolo del globo, fra persone provenienti da estrazioni sociali e culturali diverse. Aprire un motore di ricerca, digitare quelle sette fatidiche lettere e premere il tasto “cerca” equivale ad una dichiarazione volontaria di auto-implosione della materia grigia. Le dichiarazioni degli enti ufficiali o degli esperti in materia hanno l’arduo compito di spiegare al mondo intero che i vaccini sono sicuri , funzionano ma, soprattutto, servono . Eh già, perché per difenderci e proteggere chi amiamo di più da malattie come morbillo, influenza o meningite, quello che possiamo fare concretamente è vaccinarci. [di qimono,  Pixabay ] Quello che, invece, voglio fare io oggi, è raccontarvi molto brevemente delle tecniche che si mettevano in atto prima che Edward Jenner diventasse de facto il padre dell’immunizzazione, introducendo il co...

Lavarsi le mani: è così facile?

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Tempo di lettura: circa 2 minuti Qualcuno conosce Ignác Fülöp Semmelweis ? Probabilmente questo nome non suggerisce molto, ma appartenne ad un medico ungherese del 19° secolo che, nel reparto di chirurgia ed ostetricia dove lavorava, ebbe la brillante intuizione, fra le altre, di imporre il lavaggio delle mani a medici ed infermieri, salvando numerose vite da infezioni mortali o invalidanti. All'epoca tale pratica era considerata una specie di “offesa”, per cui il capace medico venne escluso ed emarginato dalla comunità scientifica, arrivando ad essere internato in manicomio, dove morì poco dopo, dimenticato. Non passò molto tempo dalla sua tragica fine che Pasteur e Lister dimostrarono la veridicità e l’enorme importanza delle sue teorie: igienizzare, sterilizzare o, banalmente, pulire sono tutte azioni che salvano la vita. Tutti noi, oggi, anche senza sapere di Semmelweis, ci laviamo le mani. Ma lo facciamo nel modo corretto? Su internet spopolano le informazioni a r...